Ormai da qualche giorno è iniziato un nuovo anno scolastico e già si avverte la sensazione, o forse la speranza, di vivere un anno diverso da quelli passati, pieni di difficoltà e impedimenti che hanno interessato non solo la salute ma anche l’educazione, l’istruzione e la socialità dell’intera collettività studentesca. Inoltre, quest’anno, oltre ad essere cambiati gli studenti, è cambiata anche la classe docente, che, dopo aver saputo affrontare, pur con evidenti disagi, il buio della pandemia, è ora divenuta più consapevole e conscia dell’estrema importanza del rapporto insegnante-alunno, che contraddistingue, sia in DAD, sia tra i banchi di una classe, il perno fondante dell’apprendimento e della crescita di un ragazzo/a.
Le mascherine sono state eliminate, i volti sono ora scoperti e nuovamente soggetti all’esperto occhio degli insegnanti, capace di comprendere i nostri stati d’animo e le nostre sensazioni, che un tempo sembravano nascondersi e morire dietro una triste barriera di tessuto. In aggiunta, anche il distanziamento sociale è ormai divenuto una prassi antiquata, potendo finalmente tornare ad una parvenza di normalità, in una scuola, però, tutt’altro che normale, perché provata e fortemente scossa non solo da una condizione emergenziale straordinaria e inaspettata, ma soprattutto da un nuovo modo di fare didattica e da una rivoluzione informatica che ha travolto l’affidabile e sicuro assetto scolastico, favorendo lo sviluppo di una grande capacità di adattamento da parte degli insegnanti e da parte di noi studenti.
Questo, dunque, è anche un anno che desidera risanare quelle dolorose disuguaglianze sociali che hanno colpito la classe studentesca, quelle fratture psicologiche fin troppo frequenti e diffuse, in particolare negli ultimi anni, tra noi adolescenti, che tramite uno schermo abbiamo dovuto soddisfare ogni nostro bisogno, da quello sociale, di intrattenimento, di comunicazione, a quello, banalmente, di apprendere.
Tuttavia, nonostante gli innumerevoli scogli da sopportare e superare, noi alunni sentiamo di essere cresciuti, in un certo senso, migliorati, perché forti dell’esperienza trascorsa e pronti ad affrontare un anno, colmo di speranze, di sorrisi, di volti vecchi, quasi dimenticati, e nuovi, di odori più freschi e autentici, insomma, colmo di vita.
Certo è che, dopo la calamità della pandemia, il nuovo conflitto Russia-Ucraina non contribuisce affatto al progetto di ricostruzione di quella società civile, conquistata mediante il sacrificio di molteplici uomini e donne, e a seguito di numerosi anni di guerre e ferite insanabili (come quella della pandemia). Questa guerra, purtroppo, non potrà pertanto non
avere delle ripercussioni economiche, politiche e sociali, che in un modo o nell’altro colpiranno le famiglie degli studenti e degli insegnanti, quindi, di nuovo, la scuola stessa.
In conclusione, ci aspetta sicuramente un anno nuovo, diverso, un anno che condivide molte caratteristiche con quelli pre-pandemici ma ricco anche di esperienze e di cambiamenti, che solo il COVID-19 avrebbe potuto portare, un anno, perciò, che trascorrerà ancora sotto la tacita presenza di un virus, che non sembra arrendersi, e di una sanguinosa guerra alle porte dell’Occidente.

