Era davvero necessario avere un nuovo adattamento della storia di Pinocchio? Dalla meravigliosa versione Disney del 1940, passando per la serie TV degli anni 70 di Luigi Comencini, fino ad arrivare al film del 2019 ad opera di Matteo Garrone, la storia del “bambino di legno” è stata raccontata più e più volte. Era dunque necessario un ulteriore adattamento? Ci risponde il regista Guillermo Del Toro, vincitore del premio Oscar nel 2018 con “La Forma dell’Acqua” e autore di molte altre incredibili pellicole tra cui “Il Labirinto del Fauno” e “Crimson Peak”, che propone un nuovo adattamento della storia del burattino, ora disponibile su Netflix.
La favola la conosciamo tutti, ma viene proposta da Del Toro con un’atmosfera surreale e cupa e viene posizionata temporalmente durante il ventennio fascista.La storia di Pinocchio diventa quindi una storia di solitudine, morte, tristezza ma anche di affetto e sacrificio, che culmina con un finale emozionante e particolare. Una fiaba macabra che è l’adattamento sicuramente più interessante ed adulto della storia di Carlo Collodi. Un film poetico e coraggioso negli intenti, che cerca di mostrare in tutto e per tutto la visione cinematografica del regista, da sempre schierato dalla parte dei personaggi più strani e mostruosi.
Interessante anche l’utilizzo della stop-motion come tecnica di animazione, che rende il film un vero capolavoro del genere.Per quanto l’opera di Carlo Collodi non sia seguita pedissequamente, l’adattamento rende giustizia e porta una ventata d’aria fresca ad una vicenda che rischiava ormai di diventare stantia.


