Adriano riesce a riprendere parziale controllo dell’auto e fa un rapido movimento sulla corsia di sorpasso appena in tempo per evitare un proiettile grosso come un mattone che frantuma l’asfalto alla sua destra.
“A-attenti! C’è un cecchino!”
Ettore prende il suo fucile e spara un colpo, che finisce in un punto indefinito, ma comunque non troppo alto, del cielo. “A CHIA’, TELEFONA A MINERVA!”
Chiara digita il numero alla velocità della luce, come se ne dipendesse la sua vita. E infatti è così. Nel frattempo l’elicottero rivela una mitragliatrice che inizia a tartassare la Panda in risposta del fuoco di Elena, disegnando una serie di “W” fatte di buchi sull’asfalto. Il telefono squilla, ma nessuna risposta. Il telefono squilla, ma nessuna risposta. Il telefono squilla, ma una coppia di auto blu fiancheggia la Panda mezza scassata, e due pistole puntano verso i finestrini. Non c’è nessun “fermi, in nome della legge”, le divise aprono semplicemente il fuoco. Ettore si scansa appena in tempo, ma Adriano prende il proiettile al posto suo, dritto sulla spalla. Allo stesso tempo, Chiara ed Elena si sono abbassate per evitare il colpo. Vetri rotti riempiono la loro auto, Chiara, ancora accovacciata, toglie l’anello da una granata e la lancia attraverso il finestrino distrutto. Urla di panico, non solo dei poliziotti prossimi a fare un saluto ai loro colleghi di pochi minuti prima. La volante detona e la Panda sbanda a destra, addosso all’altra volante, ed entrambe invadono il marciapiede e si schiantano su un edificio. Ettore ha la faccia spalmata sullo sportello della macchina della polizia, Adriano è immerso nell’airbag. Le ragazze stanno bene, ma il telefono di Chiara è inutilizzabile. Elena geme.
“Chiara.”
“Ops.”
“Non farlo mai più.”
Per un colpo di fortuna, i due poliziotti nell’auto a destra sono stati tramortiti dallo schianto e giacciono svenuti sulla cloche della volante.
“RATATATATATA” dice l’elicottero, mentre scoperchia l’automobile come si scoperchia una latta di ceci. Adriano cerca di nascondersi dentro all’auto ancora dotata di carrozzeria.
“Che, ce poi fa scoppià pure quello?”
“Quant’è, venti metri? Non penso di arrivare così in alto.” Elena imbraccia il suo fucile e fa del suo meglio per evitare che la mitragliatrice riapra il fuoco. Il cecchino intanto ha appena messo un proiettile nel tamburo, e un puntino di luce rossa appare sulla pancia di Chiara.
“Nun t’avevo detto de fatte monta’ ‘n lanciarazzi sur braccio?”
“Eccerto, pagalo tu! Hai idea di quanto costi un’ulna d’acciaio?”
“A rega’, devo ricaricare. Fatevi venire in mente qualcosa, sennò qua siamo tutti groviera!” Il puntino rosso si sposta dalla pancia alla cintura, proprio su una delle granate di quella ragazzotta con gli occhiali sulla fronte troppo occupata a litigare col suo amico per accorgersi del cono di metallo da mezzo chilo che sta per farla diventare il fuoco d’artificio più grande di tutto il centro storico. In un attimo, Chiara si trova spalmata a terra. Uno schianto echeggia lungo la strada. Si sente un peso addosso, apre gli occhi. Vede Adriano che, con il braccio che ancora sanguina, arraffazzonatamente sta cercando di rimettersi in piedi, i sui occhiali sono sporchi di polvere. Dietro di lui, un cratere nell’asfalto lascia intravedere un grosso proiettile andato a vuoto.
“ACECCHINODEMMERDA!” Ettore prende il coperchio di un tombino e lo scaglia con tutta la forza che le sue braccia di titanio possono permettere. Uno “stunk” sordo proveniente dal cranio del fuciliere traduce il vocativo di Ettore in una lingua più comprensibile. Chiara si fa aiutare a rimettersi in piedi da Adriano. Ha un graffio ad una guancia, ma non sanguina molto.
“Bel lancio, forse dovrei passarti le granate!”
“Sta zitta e nun te fa’ ammazza’! Devi ringrazia’ Adriano che-“
Una raffica di proiettili coglie Ettore di sorpresa. Volano scintille, risuona una sinfonia, forse un requiem, di metallo su metallo. Una cortina di fumo copre la scena. Quando si dirada, Ettore è a terra, inerme. Il tempo è fermo. Il sangue rosso scorre sull’asfalto, la cartucce tintinnano cadendo al suolo, l’odore di gas di scarico riempie l’aria. Lo sguardo dei tre giovani ancora in piedi si incontra, sanno di pensare tutti la stessa cosa: “Merda”. La mitragliatrice, noncurante, continua a crivellare l’area sotto di lei. Adriano sguaina la pistola, ma non è veramente sicuro di quanto questo possa aiutarlo. Elena versa un’intera scatola di cartucce, cercando di ricaricare più in fretta di quanto non dovrebbe. Chiara mette il dito sull’anello di una bomba ancora attaccata alla cintura. D’un tratto, le canne smettono di vorticare. Anche le pale si fermano bruscamente. L’elicottero precipita come un ferro da stiro, il clangore dello schianto rompe il silenzio della fine dello scontro. Poi, come è d’uopo, il velivolo prende fuoco.
“Questo salvataggio vi costerà il 5% del pagamento.”
Dietro di loro si fa strada una signora sui cinquant’anni, con una fascetta di metallo attorno alle tempie, un paio di occhiali di vetro molto spessi e un completo elegante, con sopra un distintivo a forma di F dorata.
“Avete la chiavetta?”
PANCABBESTIA CIBERNETICO – PARTE 2 – Racconto

