“ADRIANO PORCAPUTTANA SVOLTA A DESTRA!”
Le parole in qualche modo riescono a superare la fragorosa scarica di pallottole sputata dal fucile d’assalto di Elena, mentre i colpi secchi delle rivoltelle dietro di loro scandiscono un serrato ritmo che pretende l’arresto e che non avrebbe accettato un “no” come risposta.
“STO SVOLTANDO! STO SVOLTANDO!”
Un orribile stridìo si aggiunge alla cacofonia che già riempiva l’aria.
La Panda fa una brusca sterzata, Chiara rotola addosso ad Elena e quasi la spedisce fuori dal finestrino.
“‘RCODDUE!”
Elena digrigna i denti per l’impatto e un colpo smira verso un davanzale lì vicino.
Ettore apre il cruscotto e impugna il suo canne mozze.
“Elena, aspetta, rientra dentro! Faccio io!” “Ma fai cosa?”
“Fidati!”
Elena fa uno ringhio di frustrazione e rientra nel finestrino. Ettore calcia il suo sportello, spalancandolo. Una scarica di piombo, e subito viene ridotta a un colabrodo. A un certo punto il fuoco si ferma, lui si sporge. La canna della doppietta tuona, la portiera della Panda si stacca, e lo specchietto della volante pure. Cilecca.
“Merdaccia!”
La portiera scardinata rimbomba e rimbalza sui sampietrini e si infrange su un palo della luce. La grandinata allora riprende, e non lascia il ragazzo illeso. Un suono di metallo su metallo risuona mentre Ettore fa del suo meglio per rientrare nell’auto. Quando finalmente è di nuovo al sicuro, fa una valutazione. Apporto danni: torace ammaccato, gamba sinistra compromessa e una brutta, bruttissima smagliatura sulla faccia. Niente di irreparabile, ma c’era mancato poco. Chiara nel frattempo si era rimessa seduta e stava già allungando le mani verso qualcosa all’altezza della sua cintura facendo un sorriso a dir poco diabolico.
Un tintinnio di metallo risuona nell’auto, un piccolo ovale disegna una parabola e poi l’auto dei loro inseguitori si tramuta in una palla di fuoco. Pezzi di carrozzeria si schiantano sui palazzi e sulla strada, e Chiara si allaccia la cintura con aria soddisfatta. Con il finestrino ancora aperto, fa un respi-ro profondo per godersi appieno il profumo di salnitro appena deflagrato.
“B-bene… Tempo di arrivo previsto, dodici minuti.”
“Guarda che bordello, ‘sto costato…”
“Ettore, ringrazia di essere ancora vivo. Se non fosse stato per la pelle metallizzata, a quest’ora ti staremmo raccogliendo con il cucchiaino.”
“Senti un po’, magari mò ‘sto qua nun era ‘r mio lavoro mijore, però pure te co’ quer fucile potevi mirà a ‘e rote!”
“Ragazzi, dai, non serve litigare. Alla fine la soluzione è sempre la solita: se spari a qualcosa e non muore, usa un calibro più più alto.”
“S-sì, ecco, a questo proposito, non sono sicuro che sia stata un’ottima idea fare saltare quella volante.”
“E perché no?”
“Perché ora due poliziotti sono morti e il botto si sarà propagato per qualche chilometro. Fra qualche minuto arriveranno i rinforzi.”
“A riconosce ‘n Pandino come questo? Ce li vojo vedè!“
“Potrebbero aver preso il numero di targa.”
“Ma de che, erano troppo occupati ad aprimme ‘n buco ‘n testa.“
“Be’, intanto abbiamo recuperato la chiavetta. Mando i dati a Minerva?”
“Sì, fallo. Così magari si degna di farci arrivare alla base vivi.”
Chiara prende il suo cellulare, lo collega alla chiavetta e manda un file a un contatto di nome ‘Vecia col computer’.
“Ecco fatto. Ora dobbiamo solo tornare dalla Ferrero e prenderci i nostri soldi.”
In quel preciso istante c’è un suono sordo. L’auto deraglia e inizia a zigzagare. Le granate attorno alla vita di Chiara tintinnano mentre Elena già apre il fuoco verso il cielo.
“Elicottero!”
PANCABBESTIA CIBERNETICO – PARTE 1 – Racconto

