“Mulholland drive”

 Film di David Lynch con Naomi Watts,Laura Harring e Justin Theroux del 2001

 In seguito a un incidente automobilistico avvenuto sulla Mulholland Drive di Hollywood, una donna perde la memoria. Betty Elms, un’attrice in cerca di gloria, tenta di aiutarla a ritrovare l’identità. Ma nulla andrà come previsto.

Il film inizia con una musica terrificante che in 5 secondi lascerà spazio a una danza movimentata.

L’opera continuerà per tutta la durata a creare scene dai forti contrasti.

Dopo il ballo, una forte tensione che però stavolta non viene smorzata da contrasti – sono proprio loro ad accentuare l’atmosfera malsana ed estraniante.

La macchina che provoca l’incidente che dà il via alle peripezie delle 2 protagoniste è guidata da ragazzi che fanno baldoria.

La contentezza di quest’ultimi e la tensione iniziale danno l’effetto straniante voluto da Lynch.

Poco dopo c’è un altro episodio del genere:

Mentre il personaggio principale cammina spaventato, chiuso nel suo microcosmo fatto di spaesamento (che poi è quello del pubblico) c’è una coppia che ride. Gli spettatori sono infastiditi da ciò perché quell’atmosfera non gli appartiene (e forse vorrebbero farne parte) e quindi l’effetto che ciò produce non è confortante, ma permette al film di cambiare continuamente tono, rimanendo ancorato ad una sensazione sgradevole che permea tutta la pellicola.

Altro contrasto vi è nella scena più horror del film, quella del diner, un posto apparentemente tranquillo e che nasconde sorprese temibili.

Per un po’ la tensione si rilassa e le scene hanno un tono quasi da telenovela (la meravigliosa sequenza del ritorno a casa del regista ne è un esempio) ma tutto è autoironico ed è così che il demenziale diventa genialità.

A volte il ritmo si rilassa come nella scena dell’esibizione canora, dove il personaggio del regista contrariato, con delle espressioni facciali scoraggiate, dice: “È questa la ragazza”, frase che ad una seconda visione non passerà in secondo piano.

Non sappiamo mai cosa aspettarci, il fare previsioni ci rende irascibili e ansiosi, non sappiamo se alla fine della scena ci scapperà una risata o un ulteriore timore.

Pensiamo più e più volte di avere la narrazione sotto controllo e questa impressione verrà smentita.

Quando il personaggio interpretato da Naomi Watts recita il copione per esercitarsi a casa lo fa in un modo, al provino le frasi imparate da lei a memoria vengono dette in una modalità completamente diversa, morboso e per questo inaspettata.

In più questa scena viene condita con una nota comica da “Bob” la persona che prima e dopo il provino dà consigli buffi nel loro essere incomprensibili.

Passiamo ora alla seconda parte della pellicola, dove vi è un ribaltamento di ruoli e dove si comincia ad avere la consapevolezza di ciò che è successo.

Continuano i contrasti, ma tutto è più realisticamente drammatico.

Ci sono persone che gioiscono, mentre un personaggio soffre interiormente ed è qui che capiamo che (proprio come la protagonista) avremmo preferito continuare a non sapere, rifugiati nell’utopia della prima misteriosa parte (dove governava nel pubblico la paura dell’ignoto) alla cruda verità della seconda.

Il concetto di un rifugio mentale in una realtà che non ci appartiene è un po’ la potenza del cinema, ed è emblematico vedere quindi che proprio Hollywood sia la causa di tutti i mali che pervadono la società descritta in questo capolavoro.

Una menzione va al personaggio folle del Cowboy, a quello del sicario imbranato dal grilletto facile e a tutti i produttori dai modi mafiosi che vomitano un “Espresso” dopo averlo ordinato.

Da antologia le oniriche fasi finali del film che con difficoltà vi faranno dormire la notte.

Pur nel suo essere indubbiamente ingarbugliato a differenza di altri lavori di Lynch ha una trama noir solida che ad una seconda visione risulterà quasi del tutto chiara.

Uno dei film più belli della storia del cinema.

Voto-10 e lode

Autore

Jacopo Carosi