Il termine politica affonda le sue radici nel termine greco πόλις. Una delle peculiarità di questo modello politico è indubbiamente la compenetrazione tra Stato e cittadino, il quale era parte integrante della πόλις, poiché ne trovava all’interno la propria realizzazione politica e collettiva.
La vita di un cittadino ateniese, ad esempio, si dispiegava tra la politica, la milizia, la religiosità e l’oikos e non vi era pertanto una distinzione netta tra sfera religiosa, politica ecc…
L’ekklesiazein, cioè il partecipare alle assemblee e dunque prendere realmente parte alla vita politica permeava la vita di ogni * cittadino.
I politai naturalmente erano ben attenti a preservare questa loro condizione perché, in modo estremamente lungimirante, tipico del mondo greco, avevano compreso che il fare politica era un aspetto essenziale e irrinunciabile della vita del singolo.
Il fare politica, dal mio punto di vista, andrebbe considerato nel senso più lato possibile e dovrebbe significare il prendere posizione. In ogni momento della nostra vita e in ogni situazione.
L’antitesi del fare politica per questo motivo è l’indifferenza; non si possono a tal proposito dimenticare le illuminanti parole di Gramsci che con veemenza afferma “Odio gli indifferenti (…) Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Per questo odio gli indifferenti”.
Riprendendo le parole di Gramsci e uno dei primi modelli politici mai attuati nella storia, non si può che affermare che il fare politica sia praticamente insito dentro di noi.
Essere uomini e donne significa battagliare ogni giorno, a scuola, a casa, a lavoro e soprattutto in società. La bellezza del battagliare e del parteggiare è che ci tiene in vita: non ci fa adagiare alle cose che già possediamo e alla società scadente in cui viviamo, ma è al contrario il nostro anelito perpetuum. Il desiderare che le cose vadano sempre meglio, il non accontentarsi mai è ciò che rende la nostra vita una
perenne battaglia. Se tutti improvvisamente fossero soddisfatti della propria vita, della propria condizione sociale e non avessero alcunché da lamentarsi, il mondo si appiatterebbe, tante vite diverrebbero insignificanti e verremmo risucchiati dalla stasi. Al contrario il nostro mondo è animato proprio da questo continuo scontrarsi, lottare e prendere posizione.
Ed è questa l’essenza del fare politica. Non è sedersi su una tiepida poltrona e cicalare a tempo perso, non è nemmeno la corruzione che sembra andare di pari passo con la politica.
Tutto questo è l’essere umano, ma di certo non la politica.
* erano esclusi in realtà gli schiavi, le donne e talora gli apolidi. Questa “ipocrisia” della polis, in
particolar modo quella ateniese, è stata denunciata in maniera parecchio pungente anche dal
commediografo ateniese Aristofane, all’interno della sua opera “Gli Uccelli”.

