La sconosciuta

La faccia picchiò forte sull’asfalto ruvido e gelato. Il mio amico Corio mi aveva detto di stare attento con la moto, ma la strada era troppo scivolosa e io ero troppo inesperto. La vista si appannò, vedevo solo luci rosse e blu che fendevano l’aria a intermittenza e camici bianchi che affannati mi giravano attorno in una danza sgraziata e patetica. Il mio braccio era steso in una posa innaturale e lancinanti fitte mi laceravano il costato. Alzai gli occhi quel tanto che bastava per scorgere una figura ritta sul marciapiede, incurante dell’acquazzone, il cappotto nero lucido di pioggia e il viso sferzato da ciocche di capelli impazzite per il vento, come mille diavoli danzanti intorno alle sue pallide guance. Non era né alta né bassa, né magra né grassa, aveva l’aspetto di una giovane donna ma non avrei saputo indicarne l’età, poteva avere sette anni o diciassette o settanta. La figura si mosse, pigra ed elegante, simile ad un gatto nero che la gente evita perché porta  sfortuna. Nessuno accorse a fermarla, quasi come se non la vedessero . Il vento sembrò placarsi e i capelli neri ora le turbinavano intorno al collo, in una nuvola sospesa a incorniciarle il viso sfocato. Si chinò lenta, ora potevo vedere le punte dei suoi stivaletti, il polsino della giacca grondante di pioggia e le mani pallide e ossute. Mi sfiorò con le dita sorprendentemente calde, quel tanto che bastava a farmi guardare in su. Le crude lame di luce del semaforo proiettavano sul suo volto ombre inquietanti, affilando i suoi zigomi e illuminando due occhi gialli, proprio come quelli di un gatto. Impalpabili lacrime solcavano la pelle tesa, ma credo fossero lacrime di pioggia, perché la  sconosciuta sorrideva guardandomi. Mi prese il polso e mi strattonò, ma non accusai lo strappo, anzi, mi pervase un piacevole formicolio, mentre lei mi prendeva la mano e mi camminava accanto. Fui tentato da chiederle il nome, ma quando abbassai lo sguardo vidi il mio corpo sfracellato a terra e compresi, compresi che non c’era bisogno di chiederle il nome.

Autore

Giulia Mingozzi