D: In che modo secondo lei il corso che tiene e la musica in generale possono contribuire alla crescita e allo sviluppo di noi adolescenti?
R: Per cantare in coro non esiste un’età giusta: è un’esperienza musicale che consiglio a tutti, basta la voglia di mettersi in gioco e unirsi ad un gruppo per cantare insieme. I benefici del canto sono tantissimi, specialmente per voi adolescenti: cantando, si sviluppano inconsciamente valori come l’amore, l’armonia, l’ordine e il rispetto. Musicalmente si impara ad ascoltare, a vibrare insieme, a seguire i ritmi, l’intonazione e stili musicali molto differenti. Si allena la memoria, la concentrazione e si sviluppa la coordinazione tra mente e corpo. La musica e in particolar modo il canto, aprono la mente e perfino il modo di vedere il mondo, apprezzando culture solo apparentemente distanti dalla nostra.
D: Come e quando è iniziata la passione per la musica e perché si è avvicinata in particolar modo al canto?
R: Ho iniziato a cantare in coro all’età di cinque anni grazie alla mia professoressa di musica a scuola: disse a mia madre che avevo un ottimo orecchio musicale e le suggerì di avvicinarmi alla musica. Tre anni dopo, ho cominciato a studiare pianoforte al conservatorio, fino a raggiungere il diploma a ventidue anni, per poi conseguire anche la laurea in direzione corale. Fino ad oggi, non ho mai smesso. Ho cantato in coro per tutta la mia vita e ora lavoro sia come cantante che come direttrice.
D: Quali sono state le principali difficoltà che ha affrontato nel suo percorso musicale?
R: Diventare un bravo musicista non è facile. Anche se uno ha talento, bisogna allenarsi tanto, imparare tecniche differenti e passare tante ore a studiare ogni giorno! Lungo la mia carriera sono stati tanti i sacrifici e le rinunce che ho fatto per la musica, ma ne è sempre valsa la pena.
D: Tre cose positive e tre cose negative del suo lavoro
R: Credo che la cosa più gratificante sia vedere l’emozione negli occhi di chi ti ascolta quando esegui musica dal vivo e poter vivere facendo quello che più ti piace è una fortuna grandissima; infine della quantità di esperienze diverse che posso fare con il mio lavoro: dal trovarmi a collaborare con produzioni cinematografiche, al suonare l’organo in basiliche del calibro di San Pietro, fino al doppiaggio per la televisione… sono tantissime le possibilità per chi ha una solida preparazione musicale! Certo, poi ci sono anche dei lati negativi: non sempre si dà alla musica il vero valore che ha. Sarebbe bello se ci fossero più spazi e opportunità per i giovani, soprattutto in una città come Roma, dove ce n’è grande bisogno. Per quanto riguarda la mia vita quotidiana come cantante, c’è il fatto di dover fare affidamento sullo strumento più sensibile: la voce. Uno strumento che forma parte di te e va curato e coccolato. Un raffreddore nel momento sbagliato può costringerti a dover rinunciare a impegni lavorativi importanti.
D: Ci sono molti ragazzi a cui, un domani, piacerebbe lavorare con la musica, ma che poi lasciano perdere a causa dell’opinione di parenti e amici. In base alla sua esperienza cosa dice a questi ragazzi?
R: Innanzitutto, direi loro di credere di più nel proprio potenziale: l’opinione di parenti ed amici è importante, ma non può costringerli a rinunciare ai propri sogni. Quando ci sono talento e voglia di mettersi in gioco, quello che ad altri sembra un ostacolo a voi sembrerà una sfida; quella che altri chiamerebbero una sconfitta, a voi sembrerà un passo indietro per prendere la rincorsa. A dire il vero, coloro che amano davvero la musica non hanno bisogno dei miei consigli, perché per loro non esiste altro!

