Il giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe, le stragi dei campi di concentramento jugoslavi e l’esodo giuliano dalmata degli italiani costretti alla fuga. La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza parte dell’Italia: terminava così un’epoca di stragi e sanguinosissimi conflitti culturali e politici. Nel periodo tra il 1943 e il 1947, furono uccisi migliaia di italiani; gli esuli costretti a lasciare le loro case furono centinaia di migliaia.
Nel 1945 ufficiali pubblici italiani, fascisti e collaborazionisti cominciarono ad essere gettati nelle foibe, fosse comuni per l’occultamento dei cadaveri delle vittime di rappresaglie militari e di assassini politici perpetrati dalle milizie del dittatore jugoslavo Tito. I condannati erano legati l’uno all’altro con un filo di ferro stretto ai polsi e schierati sugli argini delle foibe. Si sparava solo alle prime vittime che, precipitando nell’abisso, trascinavano con sé gli altri; molti rimanevano spesso vivi per lungo tempo, ammassati sui cadaveri altrui.
Tra le ultime testimonianze che abbiamo riguardo i massacri delle foibe ricordiamo quella che ci viene fornita da Licia Cossetto – sorella di Norma Cossetto, una delle migliaia di vittime di questi massacri. Tramite i racconti della sorella, sappiamo che Norma venne catturata dalle milizie di Tito; quando poi il compagno, Mario, si recò col padre della ragazza a Castellieri per averne notizie, egli fu fucilato e il padre ferito e poi accoltellato da un locale. Norma invece fu condotta ad Altagnana dove, in una scuola, venne legata ad un tavolo; da quel momento una ventina di soldati fecero di lei tutto ciò che volevano. Quando Licia, la sorella, andò a riconoscere il corpo di Norma, incontrò una donna che abitava davanti la scuola la quale le raccontò di aver visto Norma, legata a un tavolo, che chiamava la madre e chiedeva da bere. Norma venne tormentata fino quando, in fin di vita, fu gettata in una foiba. Licia riconobbe la sorella solo tramite i brandelli di un maglione, poiché la sorella aveva viso e corpo sfigurati.
Le foibe sono un terribile episodio nella storia d’Europa e d’Italia: dimenticarle vuol dire uccidere una seconda volta le vittime. La politica, in questo caso, c’entra ben poco: si tratta prima di tutto di moralità. Il nostro compito è ricordare e vigilare costantemente perché ciò che è accaduto non riaccada.

