Sport elettronici, spesso abbreviato con eSports (dall’inglese electronic sports), è una locuzione che ricorre assai spesso oggigiorno: si tratta, semplicemente, di videogiochi portati a un livello competitivo organizzato e professionistico.
Si è fatto, a tal riguardo, un gran parlare di quelle competizioni, con lauti premi in denaro e non poco lavoro dietro, che coinvolgono questi sport elettronici; ma, come di consueto, la stampa e i media, rimestando le acque, non hanno ottenuto che di confondere lettori e spettatori: se ciò sia avvenuto a causa di un radicale disinteresse, o piuttosto di una guardinga diffidenza per il nuovo, non è qui necessario indagare. Ci proponiamo soltanto di delucidare un po’ le idee su quest’argomento, che, nel 2021, con ogni diritto può sdoganarsi e liberarsi dei tradizionali sospetti.
Sotto un prospetto generale, i videogiochi possono raggrupparsi in 4 categorie: RTS,FPS, MMO e MOBA. Ripercorriamone la storia.
Il primo campionato di videogiochi, lungi dall’essere recente, fu un piccolo torneo di Spacewar!, svoltosi il 19 ottobre del 1972 presso l’Università di Stanford, con circa 20 partecipanti, e sponsorizzato dalla nota rivista Rolling Stones, che offriva come primo premio un abbonamento gratuito alla rivista per un anno. Il primo torneo con 10.000 partecipanti prese luogo nel 1980 negli USA; i disputanti si fronteggiarono su Space Invaders, disponibile all’epoca sulla console Atari 2600. Dopo circa 6 mesi di qualificazioni si disputò la finale nel 1981 all’Università del Connecticut, situata nello stato federale di Stamford, USA.
In concomitanza alle competizioni stesse, si fece pian piano avanti un’accanita schiera di spettatori interessata a guardare i giocatori, a seguirne i movimenti, esultare gioiosamente con loro, fremere di speranza e timore nei momenti dubbi, rattristarsi nelle sconfitte: insomma, farsi tutt’uno col proprio beniamino, proprio come accade in altri sport. Ben si capisce, allora, che la distanza tra una partita di calcio e una sessione di FIFA è meramente quantitativa. La conseguenza diretta di tale interesse fu la nascita di piattaforme quali Twitch, adibite a fornire un servizio di streaming, sì da favorire uno spettacolo vivido e, soprattutto, esteso a tutto il globo.
Non apparirà allora immotivata la proposta del fondatore di World Of Warcraft: di inserire, cioè, la categoria degli eSports fra quelle ammesse alle Olimpiadi. Il ruolo rappresentato dalla tecnologia nella vita di tutti noi, la sostanziale identità delle competizioni tradizionali con questi innovativi agoni, la portata mondiale e intergenerazionale – perché, a differenza di quanto si crede, i videogiochi non riguardano solo i bambini – c’inducono a pensare che una simile esclusione sia oggi ingiustificabile. La consueta obiezione di chi è estraneo agli eSports, che essi non comporterebbero alcuno sforzo fisico, è quanto mai sciocca, ed anzi palesa l’ignoranza di chi l’avanza: forse che il tennis da tavolo e il golf richiedono più sforzo, maggiore concentrazione ed esercizio di giochi competitivi a squadre, dove la coordinazione e l’abilità tecnica ricoprono un ruolo innegabile e fondamentale? La fatica e le notti insonni degli eSporters professionisti non vanno sdegnosamente liquidate come ragazzate e puerilità. Esse non differiscono dagli strenui allenamenti sostenuti da atleti ed agonisti. Se vi sono differenze, sono accidentali, non sostanziali. Chi, poi, ignora il notevole apporto in termini economici che l’inclusione degli eSports darebbe al mercato mondiale?
Nel Comitato Olimpico Internazionale, ad ogni modo, si sono presentate varie posizioni; da anni, ormai, non si è schierati su un fronte unito quando si tratta di eSports. Nonostante i dissensi interni e le proteste, comunque, come afferma un membro di tale comitato, riassumendo nel bene o nel male il sentire generale, “pur mantenendo i nostri principi e il rispetto […] dei valori olimpici, gli eSports devono essere considerati seriamente”. Aggiunge poi un’esortazione ai suoi colleghi a considerare con serietà ed urgenza le possibilità di assimilazione di sport tradizionali ed eSports. A tale incoraggiamento ci accodiamo anche noi, sperando che prima o poi l’opinione pubblica si svecchi, e lasci libero il campo da pregiudizi francamente ridicoli per accogliere a braccia aperte il futuro.

