Il 10 dicembre 2020 è stata la giornata mondiale dei diritti umani, enunciati per la prima volta nel 1948. Quest’anno più che mai questa giornata è di incredibile importanza: ci troviamo in una situazione pandemica a dir poco ostica e faticosa. Dobbiamo ricordare. La storia si ripete, gli uomini sono sempre mossi dalle stesse passioni e dagli stessi vizi, dei quali l’egoismo è il padrone indiscusso. Nel corso dell’esistenza umana questa non fu l’unica pandemia che si è dovuta affrontare. Lo schema è sempre quello. Troppe volte quel muro, che divideva gli atti per colmare una malattia dalla violazione dei diritti, è stato abbattuto. In Tucidide con la peste ad Atene, in Boccaccio con la peste di Firenze e in Manzoni con la peste di Milano si è sempre tallonato un unico disegno. I tre autori sopracitati hanno mostrato come una pestilenza possa scardinare l’assetto di una società avanzata. In queste condizioni è molto facile sfociare nella discriminazione, nella mancanza di libertà individuale e privacy. Troppi diritti e libertà vacillano, e troppe sono le domande che ne conseguono. La libertà di stampa viene preservata o no? Deve essere limitata per non favorire il panico generale? E il diritto all’istruzione? È condizionato negativamente dall’interruzione delle scuole e dal ricorso alla didattica a distanza oppure no? Il diritto al lavoro invece? È giusto che alcune categorie lavorative siano salvaguardate con lo smart working e di altre invece siano moltiplicati i rischi senza un’adeguata gratificazione? Dove sta il confine tra il diritto alla libertà di culto e il divieto a frequentare luoghi di preghiera in determinate circostanze? Esiste una discriminazione nei confronti dei malati o si tenta di aiutarli senza emarginarli dalla società? La pandemia mette in discussione il rispetto e il mantenimento di alcuni diritti della persona ed è difficile individuare il giusto confine tra un’attività di contrasto alla pandemia e il rispetto dei suddetti diritti. Tuttavia la politica deve fare delle scelte, senza preoccuparsi della ricaduta sul piano elettorale, altrimenti verrebbe meno la sua essenza e funzione. Solo così la politica può non estraniarsi dalla vita reale e anzi ricevere ancora il rispetto e la fiducia di tutti e soprattutto dei giovani, che attraverso la politica dovranno creare un mondo migliore. Per fare ciò, dobbiamo ricordare. Dobbiamo ritornare a quel 10 dicembre del 1948, quando vennero messi per iscritto quei diritti che hanno gettato le fondamenta della società umana.
Diritti Umani

